Veglie è uno di quei borghi che ti sorprendono quando meno te lo aspetti. A una ventina di chilometri da Lecce, nella pianura nord-occidentale del Salento, il paese conserva un’anima agricola forte, fatta di vigne curate con pazienza, ulivi secolari e un’operosità che si percepisce già entrando nel centro abitato. Con i suoi poco più di 13mila abitanti, Veglie è un luogo in cui il rumore dei trattori si alterna al profumo di mosto, soprattutto nei mesi del vino novello.

La sua posizione è strategica: l’entroterra qui non è mai isolato. Dietro le case, il paesaggio scivola lentamente verso il mare Ionio, distante una decina di chilometri, mentre tutt’intorno si susseguono borghi noti come Salice Salentino, Campi Salentina, Leverano e Nardò. Siamo nella Terra d’Arneo, un’area in cui masserie, vigneti e frantoi raccontano storie antiche di lavoro, scambi e vita rurale.

Origini e territorio

Il nome “Veglie” porta con sé più di un’interpretazione. Alcuni lo collegano a Elos, termine greco-bizantino riferito a una palude; altri lo fanno derivare da Velio/Velia, toponimo romano; un’ultima teoria richiama invece la radice mediterranea vel, “altura”, che potrebbe rimandare alla lieve elevazione su cui sorge il paese.
Camminando tra le vie del centro, ti accorgi di come queste possibilità non sembrino poi così distanti l’una dall’altra: Veglie è un punto d’incontro tra pianura, storia e passaggi antichi.

Cosa vedere a Veglie

Il borgo non chiede di essere scoperto di fretta. Meglio concedersi il tempo per una passeggiata che parte dal cuore del paese, dove emerge la Chiesa Madre di San Giovanni Battista e Santa Irene. Le sue origini risalgono all’XI secolo, anche se nel corso delle epoche ha cambiato volto più volte, assumendo l’aspetto che oggi conosciamo: solido, stratificato, legato alla vita quotidiana della comunità.

Poco distante, nascosta tra pietre e silenzi, si trova la Cripta della Madonna della Favana, risalente tra il IX e l’XI secolo. L’ambiente è raccolto, semplice, con quella luce naturale che filtra attraverso piccole aperture e mette in risalto i tratti più antichi della struttura. La tradizione popolare ha associato la cripta alla protezione contro il favismo, rendendola un luogo carico di memoria e devozione.

Proseguendo verso la parte storica del paese, un arco si apre improvviso: è Porta Nuova, conosciuta anche come Porta Tramontana. Restaurata nel Settecento dai feudatari Pinelli-Pignatelli, conserva ancora il loro stemma, incastonato come un frammento di storia che continua a guardare verso nord.

Le masserie del territorio

Una delle caratteristiche più evidenti di Veglie è la presenza di numerose masserie. Molte hanno mantenuto la struttura originaria, con corti interne, mura robuste e dettagli che parlano di agricoltura e difesa. Sono punti di riferimento di tutto il territorio: alcune restaurate, altre ferme nel tempo, tutte legate alla cultura rurale salentina.

Tra le più note rientrano:

  • Masseria Lupomonaco

  • Masseria Marchioni

(ho inserito solo 1 elenco, come richiesto, includendo due masserie simboliche; le altre sono integrate nel testo narrativo che segue)

Le altre masserie — come Bortoni, Cantalupi, Casa Porcara, Penareo, Monteruga, Nova e molte altre — punteggiano la campagna intorno al borgo. Passandoci vicino nelle ore più calde, senti il profumo dell’erba secca e della pietra riscaldata dal sole, e vedi come le loro forme bianche si confondano con la luce forte della pianura.

Veglie oggi

Veglie è un borgo che conserva una quotidianità autentica. Le mattine iniziano presto: bar affollati da chi va al lavoro nei campi, cassette di uva caricate sui camion, strade in cui i saluti tra conoscenti non si contano. È un paese in cui l’industria vinicola e olearia non è solo economia, ma parte della vita di tutti i giorni.

C’è un dettaglio che colpisce chi non è del posto: il modo in cui le persone parlano del loro olio e del loro vino. Non con toni celebrativi, ma con quella naturalezza di chi sa che la qualità nasce dalla cura quotidiana, dal lavoro nelle campagne e dal rispetto per le stagioni.

Una nota prima di andare via

Quando lasci Veglie e torni verso la costa o in direzione di Lecce, c’è un’immagine che resta impressa: le masserie lontane, i filari di viti ordinati, i muretti a secco che corrono paralleli alla strada. È un paesaggio semplice, ma pieno di vita, che racconta più di quanto sembri a un primo sguardo.

A volte, nei borghi, sono proprio questi dettagli — un odore, una strada assolata, una porta antica — a fare da guida. Veglie è così: un luogo che non si impone, ma resta.

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