A pochi chilometri dalla costa adriatica, Carpignano Salentino racconta un Salento diverso da quello delle spiagge e delle località balneari. Qui il paesaggio conserva tracce di epoche lontanissime: monumenti megalitici, testimonianze bizantine, palazzi nobiliari e costruzioni legate alla vita agricola.
Per visitarlo vale la pena non fermarsi soltanto al centro del paese. Il percorso ideale parte dalle vie del borgo e continua verso la campagna, dove si incontrano alcuni dei luoghi più particolari del territorio. È una destinazione adatta anche a una breve deviazione durante un itinerario nell’entroterra.
Partire dal cuore di Carpignano
Il primo incontro con Carpignano Salentino può avvenire semplicemente passeggiando nel centro storico. Il borgo conserva ancora il ricordo dell’antica “Terra di Carpignano”, un abitato che nei secoli fu protetto da mura, fossato e castello. Di quest’ultimo non resta più la struttura originaria, ma diverse architetture continuano a raccontare il passato del paese.
Tra queste spicca Palazzo Ducale, ampliato all’inizio del Settecento dalla famiglia Ghezzi utilizzando anche parti di edifici precedenti. Sul grande portale è ancora visibile lo stemma della famiglia insieme all’iscrizione latina “Non sibi sed aliis”, cioè “non per sé ma per gli altri”.
Poco distante, chiese, corti e facciate in pietra accompagnano una passeggiata lenta, ideale per osservare dettagli che spesso sfuggono a una visita frettolosa.
Scendere nella Cripta di Santa Cristina
Il luogo che più di ogni altro racconta le origini medievali di Carpignano si trova però sotto terra.
La Cripta della Madonna delle Grazie, conosciuta anche come Cripta di Santa Cristina, è la chiesa più antica del paese e risale a un periodo compreso tra il IX e l’XI secolo. Al suo interno conserva un importante ciclo di affreschi bizantini accompagnati da iscrizioni in greco.
Particolarmente significativo è il gruppo di dipinti realizzato dal pittore Teofilatto nel 959 d.C., al quale appartiene anche il Cristo Pantocratore. Altri affreschi furono eseguiti nei decenni successivi, testimoniando la lunga presenza della cultura greco-bizantina in questa parte del Salento.
La cripta non è quindi soltanto una tappa religiosa, ma uno dei luoghi più interessanti per comprendere quanto il territorio salentino sia stato, nei secoli, un punto di incontro tra culture differenti.
Verso il Santuario della Madonna della Grotta
Lasciando il centro abitato si può raggiungere il Santuario di Santa Maria della Grotta, in contrada Cacorzo.
La sua storia è legata a una tradizione locale che risale al 1568, quando un anziano del luogo avrebbe avuto un’apparizione della Madonna all’interno di un ipogeo. In seguito a quell’episodio furono edificati la chiesa e gli ambienti dell’abbazia, completati nel corso del Cinquecento.
All’interno si conservano affreschi, tele e opere realizzate tra Cinquecento e Seicento, mentre sotto il presbiterio è ancora presente la cripta collegata alla tradizione dell’apparizione.
La campagna tra colombaie e neviere
Nei dintorni del santuario si incontra uno degli angoli più curiosi di Carpignano Salentino.
In località Cacorzo sorge infatti la grande Torre Colombaia detta Palumbaru, una struttura dalle dimensioni notevoli che in passato ospitava migliaia di colombi nelle piccole celle ricavate all’interno. È una testimonianza concreta di come la campagna fosse organizzata e sfruttata anche attraverso architetture funzionali alla vita quotidiana.
Nella stessa zona si conservano inoltre due neviere, ambienti sotterranei nei quali veniva accumulata la neve per produrre e conservare il ghiaccio prima della diffusione dei sistemi industriali. Sono strutture meno appariscenti rispetto a chiese e palazzi, ma proprio per questo aiutano a leggere il territorio da una prospettiva diversa.
Le tracce più antiche: menhir e megaliti
Prima di lasciare Carpignano si può infine andare alla ricerca dei suoi menhir, testimonianze che rimandano a una frequentazione molto antica del territorio.
Tra quelli ancora presenti figura il Menhir Grassi, lungo la strada verso Melendugno, mentre il Menhir Staurotomea, il cui nome griko significa “Croce Grande”, conserva oggi dimensioni ridotte rispetto a quelle originarie. Nel territorio è presente anche il particolare trilite di Santo Stefano.
Sono presenze discrete, spesso immerse nel paesaggio rurale, ma contribuiscono a rendere Carpignano Salentino un luogo in cui epoche molto diverse sembrano convivere nello stesso spazio.
Visitare Carpignano significa quindi passare dal sottosuolo della cripta bizantina alle strade del borgo, fino alle costruzioni disseminate nella campagna. Ogni tappa aggiunge un frammento a una storia lunga e stratificata, fatta di fede, architettura, tradizioni rurali e antiche tracce megalitiche.
Ed è proprio questa varietà a renderlo una tappa interessante per chi vuole conoscere l’entroterra del Salento e scoprire un volto del territorio meno legato alle località di mare.